Non è (più) una novità: la reputazione è fondamentale, sia essa riferita alla persona (Personal Reputation) o a un’azienda (Brand Reputation), tanto nella sua declinazione offline quanto online (sempre che la distinzione abbia oggi ancora senso di esistere).

Ogni azienda mette oggi il monitoraggio e la difesa della propria reputazione tra le priorità, ben consapevole di quanto un “incidente” in tal senso possa rappresentare una perdita ingente – anche e soprattutto economica.

Basti pensare a quanto è capitato recentemente a grandi gruppi per capire quanto effettivamente sia importante costruire, difendere e governare la propria reputazione.

Collegato al danno reputazionale, anch’esso avvertito come sempre più importante a livello globale, troviamo il rischio di attacco informatico (cyber risk). Ricordiamo, tanto per citare un caso molto recente, quanto successo in seguito a un attacco al sito di incontri extra coniugali Ashley Madison (per approfondire qui trovate un intervista del nostro CEO Matteo Flora a riguardo).

Nel 2014, persino colossi come Sony, JPMorgan ed eBay sono stati vittima di un attacco, dimostrando come la criminalità informatica sia operativa ed efficace a tutti i livelli e i settori. In tutti questi casi il danno reputazionale è stato altissimo, con conseguenti perdite molto elevate in borsa.

Insomma, non è più possibile trascurare la questione. Ci vengono incontro in proposito anche due importanti sondaggi condotti nel 2015 a livello mondiale: il Global Risk Report del World Economic Forum e il Global Risk Management condotto nel Maggio 2015 da Aon Risk Solution, la branch globale di Aon Plc.

Source: Global Risk Forum 2015

Se già il World Economic Forum aveva inserito gli attacchi informatici (Cyber Attacks) e il furto o la frode di dati (Data fraud or theft) tra i rischi più avvertiti a livello globale, tanto da connetterli con rischi finora percepiti come più “concreti” quali le catastrofi naturali e attacchi terroristici, il sondaggio portato avanti da AON conferma il trend introducendo due importanti novità nei risultati rispetto all’edizione del 2013.

Nella top 10 della survey, condotta in 10 lingue sulla base di testimonianze di più di 1400 intervistati (CEO, Chief Financial Officer, Chief Risk Officr e Risk manager delle maggiori compagnie mondiali) spicca al primo posto il danno reputazionale. Una novità rispetto alla precedente edizione del sondaggio che evidenzia quanto in un contesto economico complesso e globalizzato il danno reputazionale sia considerato potenzialmente “letale” dalle figure apicali delle aziende.

Parallelamente, entra nella top 10 anche il Cyber Risk (criminalità informatica, hackeraggio). Se nel 2013 il rischio informatico non compariva ancora tra i primi 10 rischi percepiti, in soli 2 anni si è assestato al 9° posto, ulteriore conferma dell’aumentata sensibilità sul tema: si fa sempre più strada l’idea secondo cui l’unica soluzione per tutelarsi da questi rischi sia una politica di protezione “attiva”, capace da un lato di monitorare costantemente la reputazione, dall’altro di operare secondo criteri ben definiti di risk management.

A margine, ci spiace sottolineare come sul fronte nazionale il cyber risk non sia ancora però considerato una reale minaccia dalle imprese del nostro Paese: in Italia il rischio informatico non compare ancora nelle prime dieci posizioni della “mappa dei rischi” per le aziende. Quanto dovremo aspettare?

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